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Marco Simocelli Onlus


Il Desmodromico: pregi e difetti.

Sistema di distribuzione DesmodromicoIl sistema di distribuzione desmodromica a differenza di quello che molti credono non è una esclusiva della Ducati, il progetto iniziale risale alla fine del XIX secolo ed era applicato alle macchine tessili industriali, poi ripreso anche su motori endotermici da vari ingegneri francesi, tedeschi e inglesi nei primi anni del XX secolo, fino alla prima applicazione nel campo motociclistico nel 1922 su una Norton. Il nome "desmodromico" deriva dalle parole greche "desmos" = controllata e "dromos" = corsa. 

Già dal nome, quindi, si intuisce che si tratta di un sistema di distribuzione nel quale la corsa della valvola è controllata sia durante la fase di apertura che in quella di chiusura. Proprio in quest'ultima fase si racchiude tutta la differenza con il “classico” sistema di distribuzione, nel quale infatti a richiamare le valvole ci sono delle molle, che hanno dei tempi di reazione noti, che anche se rapidissimi non possono essere ignorati. Il sistema desmodromico, cioè a corsa controllata, dispone di due camme per ogni valvola: una che si occupa dell'apertura, come in qualsiasi motore, e un'altra che si occupa della chiusura (al posto delle molle che in questo caso sono assenti) e possono essere sia SOHC che DOHC, ovvero sia monoalbero che bialbero. Sistema Desmodromico Ducati Il sistema che abitualmente si abbrevia in Desmo è spesso usato nei motori che devono avere prestazioni alte, anzi altissime, proprio perché quando il numero di giri del motore diventa particolarmente elevato si creano circostanze critiche, infatti il tempo di reazione delle molle per la chiusura delle valvole limita la possibilità di cercare di raggiungere regimi sempre più elevati; il rischio consiste nel fatto che il singolo pistone potrebbe già trovarsi in posizione di punto morto superiore e la molla non abbia ancora fatto in tempo a richiamare la valvola in posizione di chiusura, causando l'immediata e gravissima rottura del motore determinata dallo scontro tra il pistone e una valvola non ancora chiusa. Tutto questo in un motore Desmo semplicemente non può accadere, ed è proprio per questo che il Desmo è stato lungamente studiato e approfondito dall'ingegnere della Ducati Fabio Taglioni, fino a farlo divenire il principale simbolo tecnico della casa di Borgo Panigale. Questo, seppure è il più importante, non è l'unico vantaggio di un motore Desmo, infatti nel sistema classico la molla che tiene chiusa la valvola determina una resistenza nel momento in cui la camma va a provocare l'apertura della valvola stessa, assorbendo inevitabilmente energia al motore, che di conseguenza, seppure in proporzioni minime, diminuisce di prestazioni e aumenta i consumi. Il sistema Desmo, per concludere l'elenco dei vantaggi, genera un valore inferiore d'attrito, che nel campo della meccanica è una caratteristica mai trascurabile. Chiaramente il sistema desmodromico essendo sofisticato e complesso presenta come svantaggio quello di avere alti costi di progettazione e realizzazione: rispetto al normale sistema di richiamo mediante molle, si ha un costo maggiore nella progettazione e realizzazione di alberi a camme e valvole. Ma non solo, rispetto al normale sistema di richiamo mediante molle, si ha un'imperfetta chiusura della valvola, data sia dalle dilatazioni termiche che dai giochi di produzione. Per risolvere o limitare il problema si utilizza una molla, che solleva il bilanciere inferiore e migliora la chiusura della valvola tuttavia riducendo, seppur lievemente, i vantaggi del sistema desmodromico. Attualmente Ducati usa la distribuzione desmodromica in tutta la sua produzione motoristica, oltre che nei motori da competizione (Superbike, MotoGP), con eccellenti risultati anche in MotoGp, dove la Desmosedici (4 cilindri a V di 90º, 16 valvole con comando desmodromico) ha dimostrato di essere una delle moto più potenti del lotto dei concorrenti, portando Casey Stoner alla vittoria nel campionato del mondo.


Il Desmodromico:  pregi e difetti.