Ducati 851 Superbike – 1988
Ducati 851 Superbike

Ducati 851 SuperbikeIl 1988 è l’anno del debutto del primo mondiale Superbike.

Ducati, in quella occasione partecipò con la neonata 851, insieme a Marco Lucchinelli. Il binomio Ducati – Lucchinelli, pur essendo fortemente limitato da problemi di affidabilità della 851, non sfigurò affatto, anzi, conquistò la prima vittoria assoluta nella prima gara del mondiale SBK, corsa sul circuito britannico di Donington il 3 aprile 1988, per ripetersi in gara 1 sul circuito austriaco di Zeltweg.

L’851 del 1989 era molto simile alla moto dell’anno precedente. Ad alimentare le speranze della Ducati nel Campionato Superbike arrivò un coriaceo pilota francese: Raymond Roche, che conquisterà la prima storica doppietta in gara 1 e 2 sul circuito di Brainerd, bissando il doppio successo ad Hockenheim in Germania e conquistando gara 2 sul circuito siciliano di Pergusa.

La Ducati 851 è stata progettata dall’ing. Massimo Bordi ed è stata il primo modello nuovo presentato dopo l’acquisizione della stessa da parte della Cagiva, avvenuta nel maggio 1985. La moto avrebbe dovuto chiamarsi Ducati 850, ma tale nome fu modificato in 851 su suggerimento del vice direttore tecnico Gianluigi Mengoli per evitare sgradevoli assonanze con l’utilitaria Fiat 850.

I fratelli Castiglioni, proprietari della Cagiva, decisero di effettuare nuovi investimenti per rilanciare il livello tecnico del marchio per poter competere con le case giapponesi. Si avallò quindi la realizzazione di un nuovo motore a 4 tempi, nella configurazione di bicilindrico a L con distribuzione desmodromica e raffreddato a liquido, segna l’inizio di tutta una serie di modelli con la stessa impostazione di base.

Nella versione derivata dal modello stradale destinata alle competizioni, la 851 ha partecipato a varie annate del campionato mondiale Superbike fin da quello del 1988 con alla guida Marco Lucchinelli. Nel 1990 viene portata in gara da Giancarlo Falappa e Raymond Roche nel team ufficiale, con il francese Roche che conquista nella stessa stagione il primo mondiale piloti per la Ducati. Nel complesso i due piloti realizzano con questo modello nove vittorie, otto di Roche ed una di Falappa.Lucchinelli su Ducati 851 Superbike

Nel 1991 viene sostituita dalla 888, che ha prestazioni più elevate ma non stravolge troppo le linee di questo modello.

La maggiore innovazione apportata al motore fu l’introduzione della nuova testata e cilindri sul basamento della precedente Ducati 750 F1 (a sua volta derivata dalla Ducati Pantah), per superare i limiti tecnici di quella vecchia che aveva solo due valvole ed era raffreddata ad aria. Il progettista, l’ing. Massimo Bordi, aveva già nel cassetto il suo progetto per una testata desmodromica plurivalvole, che aveva redatto nel 1973 come sua tesi di laurea all’Università di Bologna, e all’arrivo dei nuovi proprietari vi rimise mano aggiornandolo e battezzandolo Desmoquattro, dopo averlo confrontato con altri suoi studi su distribuzioni a 4, 5 o 6 valvole con richiamo a molla. L’allora consulente tecnico della Ducati e direttore tecnico uscente, l’ing. Fabio Taglioni, era contrario a tale scelta, avendo egli proposto l’adozione di un motore a una configurazione V4 per la nuova moto (il progetto Ducati Bipantah, cancellato alla fine del 1982 dalla VM Motori, allora proprietaria della casa bolognese), ma i risultati al banco prova diedero ragione al suo giovane allievo.

Il primo prototipo del Desmoquattro fu realizzato con la collaborazione della Cosworth sulla base della Ducati 750 F1 da competizione che aveva vinto il campionato italiano Formula TT del 1985 con Virginio Ferrari e la moto con questo motore, che aveva anch’esso una cilindrata di soli 748 cm³, venne iscritta al Bol d’Or nel 1986. I motoristi inglesi sostenevano di poter ridurre ulteriormente l’angolo incluso tra le valvole se avessero potuto rinunciare alla distribuzione desmodromica, ma la Ducati scelse di restare fedele alle proprie convinzioni tecniche, accettandone pregi e difetti. Sulla versione successiva si adottò un basamanto rinforzato accoppiato a cilindri con alesaggio maggiorato a 92 mm (cilindrata totale 851 cc) e le teste e le valvole del prototipo furono ritoccate per adeguarsi ad esso.

Cinzia Marrocchi e Giancarlo Falappa accanto alla 851Problemi di forniture, però, fecero si che la moto di serie venisse commercializzata in un primo momento con ruote da 16 pollici al posto di quelle da 17 pollici con cui era stata inizialmente concepita (che però facevano parte del kit Superbike insieme ad altri componenti, tra cui spiccava il forcellone con capriata di rinforzo) e tale compromesso diede alla moto, riconoscibile dalla livrea tricolore, una guidabilità tutt’altro che soddisfacente. A partire dal 1988 l’adozione delle ruote giuste e tutta una serie di ritocchi alle sospensioni e al motore risolsero i problemi di gioventù di questa moto, ora dipinta con la classica livrea “rosso corsa”, decretando la nascita di una delle moto sportive più apprezzate e vincenti di quei tempi.

Motore:

Tipo 4 tempi, bilicindrico a L di 90 gradi
Cilindrata 851 cc
Rapporto di compressione 11,6:1
Alesaggio x Corsa 92 x 64 mm
Distribuzione Bialbero, quattro valvole a comando desmodromico
Lubrificazione Forzata con pompa ad ingranaggi
Raffreddamento Ad acqua
Alimentazione A iniezione elettronica indiretta Weber
Potenza massima 132 CV a 11.500 giri/min
Velocità massima Oltre 280 Km/h


Trasmissione:

Cambio Sei rapporti
Trasmissione primaria A ingranaggi
Trasmissione secondaria A catena
Frizione Multidisco a secco

Veicolo:

Telaio Tubolare a traliccio
Sospensione anteriore Forcella oleodinamica
Sospensione posteriore Con monoammortizzatore progressivo
Freno anteriore A doppio disco Ø 320 mm
Freno posteriore Monodisco Ø 240 mm
Pneumatico anteriore 12/60 VR17
Pneumatico posteriore 12/67 VR17
Altezza sella 760 mm
Peso a secco 148 kg

Fonti: Ducati.it , Wikipedia.org

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